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Gli effetti del Coronavirus sul mondo della Moda

Nonostante abbia già avuto effetti significativi, l’industria della moda deve ancora sentire il peso delle ripercussioni – finanziarie e non – causate dalla pandemia di Covid-19.

L’arrivo del coronavirus in Italia lo scorso 21 febbraio è coinciso con la settimana della moda di Milano tenutasi dal 18 al 24 e iniziata quasi senza buyer provenienti dalla Cina, impossibilitati a viaggiare verso l’Europa a causa del blocco dei voli da e per il Paese: «L’80% dei buyer e operatori della moda cinese non ci sarà», aveva detto il presidente della Camera della Moda Italiana Carlo Capasa, «parliamo di circa mille persone alle quali andremo incontro virtualmente: le sfilate e molti altri appuntamenti saranno in streaming live e tutti gli associati stanno usando la tecnologia e ogni altro mezzo per ridurre al minimo i disagi e il senso di esclusione che i cinesi stanno sperimentando».

La conclusione è nota a tutti: Giorgio Armani, che avrebbe chiuso la manifestazione con l’evento di domenica 23 febbraio, ha sfilato a porte chiuse, ancora quando sembrava che a Milano il blocco sarebbe durato per almeno un mese (e così, come ben sappiamo, non è stato). Il panico ha poi seguito gli spettatori a Parigi, dove sono state cancellate diverse presentazioni, sono stati prenotati voli di ritorno all’improvviso e sono state indossate le introvabili mascherine per il viso, tra cui una progettata su misura per lo show di Chanel. Ai redattori americani rientrati negli Stati Uniti dall’Italia e dalla Francia è stato consigliato di mettersi in quarantena per due settimane, eppure non tutti (tranne la regina di Vogue America Anna Wintour) hanno ascoltato il suggerimento.

 

 

Nemmeno quindici giorni dopo, New York – epicentro della moda oltreoceano – è in uno stato di emergenzadichiarato. Ciò significa che le case di moda locali (così come le fashion media company, le agenzie di relazioni pubbliche etc.) hanno imposto lo smart working per i propri dipendenti e rinviato, se non cancellato, servizi fotografici, anteprime stampa, cene e viaggi di lavoro. Nel mondo, intanto, Versaceannulla l’evento di presentazione della collezione Cruise in programma a maggio negli Stati Uniti; Hermès fa lo stessocon il ‘Saut Hermès’, il suo concorso annuale di salto a ostacoli nell’equitazione che avrebbe dovuto svolgersi al Grand Palais di Parigi nel weekend dal 20 al 22 marzo; Gucci si accoda con la cancellazione della sfilata della Cruise Collection 2021, inizialmente programmata a San Francisco il prossimo 18 maggio; Prada rinvia l’evento previsto a Tokyo il 21 maggio per la collezione Resort. Elencare le pedine cadute in questo gravissimo effetto-domino sarebbe fin troppo lungo, di certo rimane il danno economico e finanziario, che però, secondo gli esperti del settoredeve ancora manifestarsi in tutta la sua potenza. Le stime di Business of Fashion per l’Italia parlano di un meno 25% del settore del commercio al dettaglio (meno 50% in Cina), con marchi globali come Nike che si preparano a chiudere in negativo il primo trimestre dell’anno. La banca d’investimento Cowen prevede un declino del 34% per il colosso dell’abbigliamento sportivo,causato dalla chiusura dei suoi negozi negli Stati Uniti, Canada, Europa occidentale, Australia e Nuova Zelanda almeno fino al prossimo 27 marzo, mentre Woozle Research stima che le vendite siano calate del 21% da metà febbraio al 10 marzo.

 

L’acquisto e la vendita del lusso è uno scambio che avviene prevalentemente di persona, perciò quando molti acquirenti hanno annullato i loro piani di viaggio durante le settimane di Milano e Parigi – in cui aziende e buyer si incontrano in fiere e showroom per la compravendita delle prossime collezioni – i marchi hanno dovuto pensare a soluzioni creative e veloci. Parecchi si sono digitalizzati usufruendo di piattaforme per raccogliere gli ordini online, ma l’illusione di aver avuto un discreto successo utilizzando canali diversi dovrà presto lasciare spazio a un’amara certezza: le conseguenze della pandemia sulle vendite del 2020 verranno ricordate a lungo, nonostante i cerotti messi qua e là per bloccare l’emorragia.

- Marianna Tognini - Business Insider