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La Moda lenta e sempre attuale

Nella fase storica di pandemia da Corona Virus, i designers hanno riscontrato la necessità di rivoluzionare il sistema moda tornando indietro ad una moda più ‘lenta’.  Non ogni male vien per nuocere, infatti sono diversi i dati statistici che riportano la diminuzione di acquisti di grandi marchi negli ultimi cinque anni.

Questi numeri negativi non si riferiscono solo all’acquisto dei big player della moda ma anche alle presenze in calo alle sfilate di moda e ad un mercato che sta rivoluzionando le proprie scelte, prediligendo alcuni prodotti del tutto innovativi per questo settore (per esempio: vestiti a basso impatto ambientale). Nell’ anno di pandemia, i designer hanno aperto gli occhi e hanno iniziato ad affrontare la situazione e generare prodotti del tutto nuovi.

I designer e i piccoli laboratori made in italy stanno vivendo un periodo più che difficile che però li ha portati a innovare un settore che sembrava fermo. Non di meno importanza, è la figura del consumatore che in questo caso è protagonista in prima persona e guida il mercato creando delle tendenze di massa. Quest’ultimo è sempre più informato e istruito prendendo scelte consapevoli secondo i principi morali, scelte personali e budget. 

Giorgio Armani all’inizio della pandemia aveva rilasciato un’intervista dichiarando quanto segue:

 

“non si può pensare solo al profitto, la moda deve rallentare se vuole ripartire e tornare ad essere umana”.

 

Tanti ‘colleghi’ si sono accodati a questo suo punto di vista che sostiene la lotta contro la sovrapproduzione e contro ad un mercato costantemente in movimento. Infatti il consumatore è abituato ad acquistare un capo, indossarlo per qualche mese/anno e poi gettarlo. Al tempo stesso le case di prodizione realizzano capi con minime differenze li uni dalli altri, riproponendoli per anni sul mercato accontentando così il cliente viziato abituato e desideroso di cambi continui.

Com'è cambiata l'industria della moda.

 

Come anticipato, il virus ha fermato un po’ tutti, sia i big players sia il consumatore, ed è proprio ora bisogna che bisogna approfittare e cogliere il buono che c’è da questa situazione che ha messo il mondo in ginocchio. L’idea di puntare ad una moda più sana e sostenibile ci riporterà a ripartire e recuperare il lusso e i valori di una volta, quello che ti invogliava a comprare una borsa firmata e utilizzarla per decenni (diversamente dalla situazione attuale in cui si compra una borsa, si usa, si getta perché vecchia).

 

Collezioni su collezioni: summer, winter, fall, e chi più ne ha più ne metta, hanno fatto perdere la voglia al cliente di acquistare un capo costoso in quanto l’anno dopo quello stesso capo diventerà vecchio, fuori moda e non più richiesto dal mercato. Tutto questo per dire che il concetto di lusso deve essere riportato al passato dove l’acquisto veniva fatto con determinate emozioni perché gli acquisti erano realizzati per capi che dovevano durare diversi anni.

Il lusso lento e sempre di moda permette una cura al dettaglio che è stato inevitabilmente perso negli ultimi anni cercando di creare continue collezioni. Questo freno dichiarato dall’ azienda Armani ha portato dietro a sé una scia di altri brand come Saint Laurent. Manager director di SL Francesca Bellettini dichiara in un’intervista rilasciata a Vogue: 

 

“Cosciente della circostanza attuale e dei suoi flussi di cambiamento radicale, Saint Laurent ha decido di prendere il controllo del proprio passo rimodellando il suo programma. Ora più che mai, il brand seguirà il proprio ritmo legittimando il valore del tempo e connettendosi globalmente con le persone avvicinandosi a loro nei propri spazi e vite”.. “Non c’è un buon motivo, per seguire un calendario realizzato anni fa quando tutto era completamente differente. Non voglio affrettare una collezione solo perché c’è una scadenza.”

 

Dopo questa dichiarazione Saint Laurent ha ufficialmente affermato che non avrebbero partecipato alle sfilate di Parigi 2020, uscendo dal calendario ufficiale e rallentando così la loro produzione, rompendo il ritmo delle classiche collezioni per poter partecipare alle sfilate. I manager hanno cambiato e rivoluzionato il loro calendario, che ovviamente era già stato definito l’anno precedente, secondo i propri ritmi e i propri tempi.

I motivi possono essere vari: dal rallentare la produzione per una diminuzione dei liquidi o per un semplice motivo etico ma l’importante è che qualcuno prenda posizione e inizi questo nuovo ‘movimento’. 

 Un'altra dichiarazione è di Tom Ford: 

 

“Bisogna avere una moda lenta. Sembra che la moda sia andata in letargo per poi risorgere diversa da quella che è sempre stata”

 

La moda etica 

 

La moda è già rallentata: le sfilate non ospitano più persone da tutto il mondo che partecipano a questi eventi con un fine pubblicitario invece di quello di guardare e ammirare il capo, il prodotto in passerella.  Il virus ha fermato quell’ondata di persona che partecipavano agli eventi moda perché ottimi momenti “instagrammabili”, per non parlare della fantastiche location delle sfilate che lasciano quelle un ricordo memorabile più del capo stesso.

Fino al 2020 stavamo del tutto perdendo il controllo, senza apprezzare più il vero fine della moda, il punto focale deve essere la collezione e non passare ad essere il background. La necessità di un rallentamento generale ha quindi riunito diversi brand e avremo modo di assistere a una riduzione delle collezioni e alla riduzione dei famosissimi saldi, riducendo quegli attesi momenti alla fine delle stagioni inverno-estate ed eliminando tutti quelli intermedi (vedi Black Friday).

 

Questa procedura permetterà al consumatore di fare acquisti più ‘studiati’ e di assaporare meglio ciò che sta comprando. Come dice Giorgio Armani, anche l’alta moda è diventata fast fashion e non è strano trovare a dicembre un vestito di lino vicino al piumino invernale proprio a causa di questa abbondanza di produzione. Anche da Zara è scontato trovare la nuova collezione vicino a quella vecchia o ancor ‘peggio quella in saldo, tutto questo produce un’abbondanza di sprechi e inquinamento.

 

In contemporanea le aziende produttrici continuano ad utilizzare la loro forza lavoro e i loro liquidi per creare dei vestiti di cui notevole percentuale alla fine verrà considerata scarto. Visto e riconosciuto questo aspetto, da oggi questo non potrà più succedere. Una parola la dobbiamo ai piccoli laboratori del Made in Italy e gli artigiani che svolgono un ruolo fondamentale nonché la parte più importante della catena di produzione.

I laboratori sono i fornitori diretti delle aziende che creano i prodotti di lusso quindi si può constatare che l’imput principale parte da loro. Oggi la moda green e l’Eco-Fashion prende piede dal basso: si lavora sulla qualità del prodotto e non più sulla quantità.

La Fast Fashion è una moda usa e getta e sopratutto di low cost, producendo capi di poco prezzo e di bassa qualità. Questo non è il caso del Made in Italy che mira ad un economia a basso in impatto sociale e che è cosciente del fatto che il settore tessile è in seconda posizione per essere tra le più inquinanti al mondo.